Sara Tommasi nuda, tutte le foto della serata in via Veneto a Roma: ancora provocazione?

di Maris Matteucci 1

Sara Tommasi continua a dare scandalo per il centro di Roma...

Continua a stupire (e di certo non per le sue prodezze in campo economico) Sara Tommasi che anche ieri sera è stata paparazzata in via Veneto a Roma insieme al compagno Alfonso Luigi Marra.

La prima domanda è: ma i due non si erano lasciati? Giusto ieri si era divulgata la notizia secondo cui la showgirl con una laurea alla Bocconi aveva deciso di mollare improvvisamente il compagno che un paio di mesi fa l’aveva accolta nella sua dimora dopo la rottura tra la showgirl ed il conte Alessandro Verga Ruffoni.


Ma rottura a parte a tenere banco, ancora una volta, è l’atteggiamento ormai inqualificabile della ex naufraga dell’isola dei famosi che davanti ai fotografi stavolta si è proprio superata.

SARA TOMMASI E ALFONSO LUIGI MARRA SI SONO LASCIATI

Se ci era sembrato abbastanza folle il gesto di tirarsi su la gonna del tailleur fuori dal convegno di Roma di qualche settimana fa per mostrare a tutti che sotto i collant non portava niente, non sappiamo come descrivere quello che ieri sera ha portato la bella (?) Sara Tommasi a mostrarsi come mamma l’ha fatta: perché se un mese fa c’erano le calze a salvare il salvabile adesso, complice il primo caldo, la showgirl sotto il vestito non portava niente di niente.

FOTO SARA TOMMASI SENZA SLIP IN CENTRO A ROMA

Dunque il vestito di color fucsia è salito su vertiginosamente e Sara Tommasi ha messo in evidenza il suo Lato B e anche tutto quello che c’era da vedere del Lato A (passateci questa definizione). Accanto a lei, il compagno sorrideva incredulo alla scena. Ormai è chiaro che Sara Tommasi non è capace di fare altro, a parte spogliarsi in pubblico per provocazione. Contenta lei… Potete vedere l’intera gallery di foto di Sara Tommasi nuda sul sito di Dagospia.

foto dagospia

Commenti (1)

  1. Marra: mia nota alla DIGOS, ma del 30.7.12, circa le ‘accuse’ che fa ora De Vincenzo in relazione a Scarpat, e il sostegno di cui costui gode da parte del ‘popolo dei cocainomani’ e dei depravati.
    Nel riportare di seguito la mia nota alla DIGOS del 30.7.12 in cui chiarisco – da allora – la questione di Scarpat, rispondo che non concordo affatto con chi dovesse ritenere che ho sbagliato io perché non avrei dovuto mettere le mani in una tale fogna.
    Come ideologo e come politico era infatti necessario che lo facessi, ho fatto benissimo a farlo, e sono intenzionato ad andare avanti perché questa vicenda, ad di là di De Vincenzo, è densa di gravi implicazioni sociali, culturali, morali e istituzionali.
    L’anomalia, cioè, è che un personaggio simile, peraltro dopo anni di indagini della DIGOS su svariati fatti (a partire – come riferitomi da fonte accreditatissima – dallo sfruttamento della prostituzione e altro) non abbia ancora subito dalle istituzioni nemmeno un graffio, goda di amicizie influenti, si senta e si dichiari intoccabile in virtù delle protezioni di cui si vanta, guadagni grandi somme dai suoi crimini, e sia insomma praticamente un ‘uomo di mondo’..
    Detto in altre parole, la rete di protezione di cui gode è proprio dovuta al fatto che è un cocainomane e un depravato, di tal che, proprio per questo gode delle simpatie di un numero enorme di persone, perché la cocaina è trasversale alla normalità al punto che un partito che, se si candidasse, vincerebbe le elezioni, è quello dei cocainomani.
    Una parola, cocainomane, che racchiude tutto, ogni forma di abiezione, perché la mia esperienza di questi anni specie a Milano mi ha messo di fronte al fatto che c’è un numero incalcolabile di persone che sembrano normali ma sono invece bacate fino alle ossa e dedite alle forme più incredibili di perversione in virtù di prassi che si consolidano nelle loro vite giorno per giorno negli anni: persone ‘normalissime’ che si prostituiscono insieme alle mogli o alle fidanzate, padri di famiglia che si vendono, e via via proseguendo fino a quelli che, come De Vincenzo, prendono la via della criminalità vera e propria..
    Un quadro in cui finanche De Vincenzo, per quanto mi ripugni, merita una certa considerazione, perché alla fin fine è anche lui una vittima, perché – dulcis in fundo – la cultura della cocaina è una cultura indotta dal potere economico per fini di dominio con la collusione culturale, e sovente materiale, della magistratura, delle polizie, della politica e dei media, che, se davvero volessero, saprebbero come stroncarla in un momento, ma ne sono esse stesse vittime perché anche tra esse sussiste naturalmente lo stesso numero di drogati che ci sono in tutte le categorie, e soprattutto, tacere, far finta di nulla, fa parte del gioco, se a quel gioco, un gioco mostruoso, vogliono partecipare. Ecco così che De Vincenzo, in quanto drogato e depravato, ha molti più amici di me e gode di molto più consenso di quanto ne abbia io che la droga e la depravazione le combatto.
    Sì perché la cosa più terribile, cari cittadini, è che la cultura della droga non è una cultura di cui sono pervasi solo quelli che si drogano, ma è la cultura che ha prevalso in tutte le espressioni della vita civile, sicché si è imposta come cultura di tutti..
    Alfonso Luigi Marra

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