Kasia Smutniak in Tibet nel ricordo di Pietro Taricone

di Maris Matteucci Commenta

Kasia Smutniak in Tibet nel ricordo di Pietro Taricone

kasia smutniak

Anche se non ha più al suo fianco il compagno Pietro Taricone, morto il 29 giugno del 2010 in seguito ad un terribile incidente di paracadutismo, Kasia Smutniak continua a protare avanti i progetti ideati insieme a lui.

E per questo motivo l’attrice polacca non soltanto ha dato vita ad una fondazione che porta il nome di Pietro Taricone, ma ha fatto che sì che il progetto per il Tibet (al quale il compagno teneva moltissimo) abbia trovato forma.


Kasia Smutniak si è raccontata in una lunga intervista a Vanity Fair dove ha spiegato come è nata l’idea di aiutare i bambini del Tibet nell’istruzione e nella vita di tutti i giorni. “Era il 2003. Un giorno Pietro tornò a casa e disse: andiamo nel Mustang – ricorda l’attrice -. Dovevamo restare dieci giorni, passò un mese. Eravamo sopraffatti dalla bellezza di queste montagne, avevamo perso il senso del tempo. Al ritorno, Pietro non smetteva di parlarne e diceva: sempre che avremmo dovuto fare qualcosa per questa gente. Ma siamo stati distratti dalle mille cose della vita. Io sono rimasta incinta. Poi lui è morto. Pietro sarebbe stato fiero di me. E’ a lui che è dedicata l’iniziativa, perché lui ne fu l’ispiratore“.

Un gesto bellissimo fatto anche in ricordo di Pietro Taricone al quale Kasia Smutniak è rimasta legata, nonostante siano passati quasi tre anni ormai dalla sua scomparsa. Oggi l’attrice è legata sentimentalmente a Domenico Procacci, produttore e fondatore della casa di produzione Fandango e grande amico anche di Pietro Taricone. Ma Kasia Smutniak non ha mai nascosto di sentire fortissima la mancanza del padre di sua figlia Sophie. “La primavera mi ammazza – aveva raccontato a Grazia l’attrice -. Quando c’è la pioggia o fa freddo quello che è successo mi sembra più sopportabile, come se il sole mi invitasse a una festa a cui non me la sento di partecipare totalmente. Pietro era davvero uno diverso“.

foto vanity fair

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